Il Jobs Act del lavoro autonomo è legge. Un buon risultato ma non eccellente…

11 Maggio 2017: il Jobs Act del lavoro autonomo è legge.

“Finalmente ieri dopo un lunghissimo periodo di gestazione durato un anno e mezzo dopo blocchi al Senato, poi alla Camera e poi di nuovo al Senato – racconta la Presidente del Colap Emiliana Alessandrucci che ha seguito sempre in prima linea i lavori – un segnale positivo dalla politica è stato dato ad una platea di oltre 2 milioni di Partite iva e collaboratori.” 

Per la prima volta nella storia di questo Paese la politica ha dato attentzione a questa categoria di lavoratori e ciò è anche risultato della legge 4/2013 che ha portato alla ribalta il mondo delle professioni associative ricompattando il mondo professionale italiano: oggi, entra in vigore un testo unico per ordinisti e associativi, il ché costituisce il raggiungimento di un grande obiettivo.

Ecco i cardini della riforma:
1) totale deducibilità dei costi per l’aggiornamento professionale;
2) indennità di maternità anche alle lavoratrici che continuano a lavorare;
3) maggiore tutela in caso di malattia;
4) i congedi parentali salgono da tre a sei mesi nei primi tre anni di vita del bambino. Si allarga inoltre la platea degli aventi diritto ai congedi nel primo anno di vita del bambino;
5) dal 1° luglio 2017 l’indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi, iscritti alla gestione separata Inps e senza partita Iva, sarà estesa ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio;
6) Smart working. Il lavoro subordinato diventa agile, con la possibilità di svolgere le proprie mansioni senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici.

Per le associazioni dei professionisti ci sono però ancora delle questioni aperte, tra le quali l’equo compenso, la certezza dei pagamenti, un sistema previdenziale da rendere più equo.