LEGAII: INTERPRETARE E TRADURRE PER LA GIUSTIZIA IN ITALIA

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LEGAII: INTERPRETARE E TRADURRE PER LA GIUSTIZIA IN ITALIA – L’Accademia incontra le Istituzioni. Esigenze e problematiche ricorrenti – Bologna, 31/01/2017
di Germana Amaldi

Il 31 gennaio scorso, nella Sala delle Armi al primo piano del prestigioso Palazzo Malvezzi Campeggi (eretto tra il 1522 e il 1548) che attualmente ospita la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, si è tenuto un interessante convegno organizzato dalla Scuola di Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretariato di Bologna, dal titolo:

“LEGAII: INTERPRETARE E TRADURRE PER LA GIUSTIZIA IN ITALIA – L’Accademia incontra le Istituzioni. Esigenze e problematiche ricorrenti”.

Mi sono subito chiesta cosa significasse l’acronimo LEGAII e a tale domanda risponde un volantino messo a disposizione dall’Università:
“Il Progetto LEGAII (Legal Interpreting In Italy) è nato nel 2012 con il preciso intento di analizzare la situazione della Mediazione linguistico-culturale in riferimento alla realtà italiana e in linea con la Direttiva Europea 2010/64. […]

Il Progetto LEGAII si è concretizzato attraverso tre linee di sviluppo:

  • L’attuazione di un corso di formazione professionalizzante
  • La creazione di un registro per interpreti e mediatori
  • La redazione di un glossario giuridico multilingue.”

https://www.openstarts.units.it/dspace/bitstream/10077/9838/1/6_Rudvin.pdf

L’incontro si apre con il benvenuto della Dott.ssa Mette Rudvin, direttore del Corso di Formazione Permanente, che presenta i numerosi relatori e l’argomento del loro intervento, come da locandina (http://www.magazine.unibo.it/calendario/2017/interpretare-e-tradurre-per-la-giustizia-in-italia/giornata-studio-interpretazione-in-ambito-giudiziario.pdf).

Agli interventi dei relatori sarebbe poi seguita una tavola rotonda avente come tema “Come migliorare la formazione degli interpreti giudiziari in Italia e il servizio di assistenza linguistica in collaborazione con le Istituzioni”, con la partecipazione delle Prof.sse Giuliana Garzone e Paola Catenaccio, entrambe professore ordinario dell’Università Statale di Milano, e della Dott.ssa Orietta Olivetti, Vicepresidente AITI e coordinatore del Gruppo di lavoro della Norma UNI 11591 per interpreti e traduttori.

Ciascun relatore illustra brevemente la propria posizione e gli incarichi lavorativi, procedendo poi alla trattazione dei rispettivi argomenti:

Luca Tassoni illustra le normative che impongono il perseguimento dell’equo processo (fair trial) secondo le quali ciascun imputato ha diritto ad essere interrogato in una lingua comprensibile e all’assistenza gratuita. Da qui nasce imprescindibilmente l’esigenza dell’intervento dell’interprete. Tali normative possono sintetizzarsi nel seguente elenco:

•        DIRETTIVA 2010/64/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 20 ottobre 2010 sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali e il relativo decreto di attuazione Dlgs 129/2016, con cui viene anche modificato l’art. 1 del Dlgs 32/2014 (“2.bis. Quando  l’interprete  o  il   traduttore   risiede   nella circoscrizione di altro tribunale, l’autorità  procedente,  ove  non ritenga di  procedere  personalmente,  richiede  al  giudice  per  le indagini preliminari del luogo il compimento delle attività  di  cui ai commi precedenti.”)

•        DIRETTIVA 2012/29/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 25 ottobre 2012 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI,

direttiva applicabile in tutta la Unione Europea, eccettuata la Danimarca, Norvegia, Islanda e Liechtenstein.

•        Art. 143 cpp:L’imputato [6061] che non conosce la lingua italiana [109] ha diritto di farsi assistere gratuitamente, indipendentemente dall’esito del procedimento, da un interprete (2) al fine di potere comprendere l’accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa. Ha altresì diritto all’assistenza gratuita di un interprete per le comunicazioni con il difensore prima di rendere un interrogatorio, ovvero al fine di presentare una richiesta o una memoria nel corso del procedimento.” L’interprete deve essere nominato anche quando il giudice conosce la lingua.

•        Artt. 67-73 disposizioni attuative cpp riguardanti l’albo dei periti.

•        DLgs 23 giugno 2016 n. 129, Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 32, recante attuazione della direttiva 2010/64/UE sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali. (16G00142) (GU Serie Generale n.163 del 14-7-2016)

•        Art. 90 bis cpp, Informazioni alla persona offesa: “Alla persona offesa, sin dal primo contatto con l’autorità procedente, vengono fornite, in una lingua a lei comprensibile, informazioni in merito: […]”. Da qui l’esigenza che l’interprete sia anche a conoscenza dei termini procedurali e giuridici.

•        Completa l’elenco una serie di sentenze della Corte di Cassazione, che prevedono la necessità di effettuare la traduzione anche se gli atti sono inviati presso il difensore italiano, il diritto alla traduzione degli atti e regolano il caso di forza maggiore per assenza dell’interprete.

•        Per contro, la sentenza della Corte di Giustizia 15 ottobre 2015 nella causa C216/14 stabilisce che un imputato condannato in un paese straniero con sentenza emessa nella lingua locale, ha il diritto a presentare ricorso tradotto nella lingua del procedimento e tale traduzione sarà a cura del difensore.

Bruno Giangiacomo, Presidente del Tribunale di Vasto, e precedentemente del Tribunale di Bologna, sottolinea l’importanza che stanno via via acquisendo alcune lingue extraeuropee, quali il cinese, in correlazione alle disposizioni sopra elencate in materia di garanzia della tutela dell’imputato. Purtroppo, a suo dire, non c’è collegamento con i traduttori/interpreti specializzati in lingue che non figurano nell’albo del tribunale. Il mio pensiero personale è che, probabilmente, non vi è una conoscenza diffusa in Italia dell’importanza delle Associazioni per la selezione di un professionista e che la Legge 4/2013 sia totalmente disconosciuta.

Federica de Rugeriis, Ispettore della Polizia Giudiziaria, evidenzia gli aspetti problematici relativi alla traduzione nelle indagini in corso. Tramite la Questura e la Procura, il Ministero fornisce bensì atti in lingua, che tuttavia sono privi della versione italiana, il che non mette in grado i funzionari di capirne il contenuto. Per quanto riguarda poi le intercettazioni, l’ufficio interpreti interno segue l’orario di ufficio, terminato il quale, in caso di necessità, sorge l’obbligo di convocare un interprete iscritto all’albo del Tribunale, che spesso viene prelevato a casa in ore notturne. Il lavoro dell’interprete è poi frustrato nei casi in cui l’indagato non voglia essere capito, usando dialetti e modi di dire e arrivando anche a negare di capire l’italiano quando in tale lingua si era espresso fino a poco prima.

A questo punto viene affrontata la questione della creazione di un albo in Italia e dei motivi per cui ora tale strada non sia percorribile, soprattutto dopo l’emissione della Legge 4/2013. Viene inoltre sollevato l’annoso problema dei pagamenti delle vacazioni, argomento ripreso dopo, nel corso dell’intervento della dott.ssa Giovanna de Rugeriis.

Dopo un piacevole coffee-break prende la parola la dott.ssa Giovanna de Rugeriis, la quale illustra le modalità con le quali vengono nominati i periti. Le prassi sono diverse, a seconda degli Uffici Giudiziari: in genere chi effettua la selezione preferisce rivolgersi a un traduttore/interprete di sua conoscenza. La scelta è effettuata dalla Segreteria o dagli ufficiali della Polizia Giudiziaria.

In teoria, tale selezione dovrebbe avvenire tra gli iscritti all’albo del Tribunale, in pratica vi sono elenchi non ufficiali, oppure il passaparola. Si tende a preferire chi è già conosciuto e comunque viene confermato chi ha già seguito la stessa pratica. Si verificano sovente situazioni di emergenza nella convocazione degli interpreti, ad esempio nei processi per direttissima.

Per le lingue oggi più richieste (arabo, rumeno, albanese, pakistano) ci si rivolge al Consolato in mancanza di interpreti di fiducia.

In Procura, la situazione è diversa in quanto si lavora con altri Paesi, in base ai Trattati. In Procura la lingua più usata è il tedesco, seguito dall’inglese e dal francese.

Affrontando nuovamente la questione dei pagamenti, la dott.ssa de Rugeriis fa presente che si tratta di denaro pubblico di cui l’organo che si avvale dell’interprete deve dar conto. Ogni incarico ha un limite di 4 vacazioni al giorno. Come sappiamo, le vacazioni corrispondono a euro 14,78 la prima, e 8,15 le successive. Tali tariffe sono ferme al 2002. Si auspica una revisione in base all’Istat, ma ci vuole una legge al riguardo. In caso di urgenza o complessità della materia, viene riconosciuta ma bisogna farlo presente al giudice fornendogli elementi di fatto a giustificazione della richiesta.

I tempi lunghi di pagamento sono in genere dovuti alla carenza di personale. A Bologna, la Procura paga in 10-15 giorni, il Tribunale paga mensilmente con una semplice procedura di compilazione di un modulo, mentre la Corte d’Appello aveva un arretrato di 2 anni, il che ha portato a uno sciopero dei periti. Oggi i tempi di pagamento della Corte d’Appello sono di “soli” 7/8 mesi…

Gian Piero Benedetti, consulente fonico e perito del tribunale di Bologna, illustra l’attività di intercettazione e trascrizione, sottolineando difficoltà e specificità. Anche in questo settore, il reclutamento avviene più per passaparola che seguendo l’albo del Tribunale e sovente chi viene incaricato non è iscritto.

Enrico Cieri, PM del Tribunale di Bologna, si sofferma sulla qualità dell’interprete, l’importanza di sapersi muovere all’interno dei vari linguaggi e la necessità di sapersi approcciare dal punto di vista sia culturale che umano alla realtà del caso. Per quanto riguarda le rogatorie internazionali, a volte sono tradotte talmente male da essere inintelligibili.

Sottolinea l’obbligo di riservatezza e l’importanza di una corretta interpretazione delle intercettazioni, nonché la necessità che l’interprete giudiziario abbia cognizioni giuridiche, mentre possono anche mancare in un interprete commerciale. È altresì importante la sicurezza dell’interprete, che deve essere salvaguardato da eventuali ritorsioni o minacce. A Bologna era stato anche proposto di secretare i nomi degli interpreti giudiziari, ma per ora il progetto è fermo.

Dopo un gradito spuntino offerto dagli organizzatori nella sala attigua, il convegno prosegue con l’intervento di Alberto Candi, Avvocato Generale e Vice Procuratore della Procura Generale della Repubblica di Bologna. L’avv. Candi illustra brevemente  i vari livelli di competenza del sistema giudiziario.

Immagine Germana

L’Avvocato Generale svolge attività di assistenza internazionale, sia passiva (si ricevono le richieste e si inoltrano al GIP) che attiva (richieste inviate dall’avvocatura generale). Si occupa inoltre di estradizioni e mandati di arresto europei.

Ribadisce l’importanza della conoscenza del diritto per il traduttore/interprete, soprattutto quando deve tradurre atti e procedimenti in altre lingue. Ad esempio, pochi conoscono la differenza tra sequestro conservativo, sequestro preventivo e sequestro di prevenzione.

Da ultimo, l’Avv. Candi illustra alcune organizzazioni internazionali create allo scopo di facilitare la collaborazione transfrontaliera:

Eurojust: unità di cooperazione istituita nel 2002 per sostenere e rafforzare il coordinamento e la cooperazione tra autorità nazionali nella lotta contro le forme gravi di criminalità transnazionale che interessano l’Unione Europea. Ciascuno dei 28 Stati membri designa un proprio rappresentante presso Eurojust, la cui sede è all’Aia.

European Judicial Network (EJN): rete giudiziaria europea creata allo scopo di tenersi in contatto rapidamente tra le varie Procure.

European Judicial Atlas, in italiano, Atlante giudiziario europeo in materia penale, costituito dalla EJN al fine di facilitare il lavoro degli operatori della giustizia.

Alla chiusura degli interventi, Mette Rudvin presenta il Glossario giuridico multilingue, attualmente in stampa e il Registro elettronico per interpreti e mediatori linguistici in ambito giudiziario. Segue poi una panoramica sulla formazione degli interpreti giudiziari in Italia. Michela Candi (interprete e socia di Tradinfo) presenta il Corso di formazione permanente in assistenza linguistica per l’ambito giudiziario, patrocinato dal Ministero della Giustizia, dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Bologna, corso di 120 ore che conferisce 5 crediti.

Alla chiusura dei lavori, la preannunciata tavola rotonda vede la partecipazione di Giuliana Garzone e Paola Catenaccio, docenti all’Università Statale di Milano e di Christopher John Garwood, ricercatore confermato presso il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna. Orietta Olivetti, che aveva seguito e coordinato tutto l’iter richiesto per la formulazione e pubblicazione della Norma UNI 11591 per interpreti e traduttori, illustra con una serie di diapositive gli aspetti più significativi della Norma, alla stesura della quale avevano contribuito tutte le associazioni di categoria.

È stata sottolineata, anche in questa occasione, l’importanza che riveste per i professionisti non iscritti agli ordini la Legge 4/2013 e di conseguenza l’importanza delle associazioni professionali riconosciute che possono attestare i propri iscritti e, se vengono certificate, possono a loro volta divenire enti certificatori.

Una giornata intensa e ricca di spunti di riflessione, soprattutto in quanto le tematiche e problematiche relative alla professione di interprete/traduttore giudiziario è stata illustrata da chi si trova dall’altra parte della barricata.